Verso la guerra

Fu un’intuizione azzeccata, quella del maresciallo Foch quando esprimeva la sua opinione sul Trattato di Versailles: questa “non è una pace, è un armistizio di vent’anni”.

La Polonia, in conflitto con due grandi potenze rivali confinanti con il suo territorio, si trovò in una situazione alquanto difficile. Józef Piłsudski cercava di condurre una politica di “equidistanza diplomatica firmando nel 1932 il patto di non aggressione con l’URSS, e nel 1934 – con la Germania. Purtroppo sia per Mosca sia per Berlino quell’atto non era che un comodo paravento per placare la tensione.

Circa sei mesi dopo l’Anschluss dell’Austria nel 1938 e lo smembramento della Cecoslovacchia a seguito dell’Accordo di Monaco, per Adolf Hitler era arrivato il momento giusto per risolvere definitivamente “la questione polacca”. Nella fase iniziale non si trattava ancora di cancellare la II RP dalla carta dell’Europa, bensì di assoggettarla come un ubbidiente vassallo. Nell’ottobre 1938, il ministro degli Affari Esteri tedesco, Joachim von Ribbentrop, prospetta la visione tedesca delle relazioni con la Polonia che prevede, fra l’altro, l’incorporazione di Danzica nel Reich e un collegamento stradale extraterritoriale attraverso le terre polacche di Pomerania. La richiesta – rinnovata all’inizio del 1939 ma questa volta in modo più brusco – incontra un reciso rifiuto da parte del ministro polacco degli esteri, Józef Beck.

Józef Beck, ministro degli Esteri della Repubblica di Polonia, al Parlamento – il 5 maggio 1939. Il suo discorso, trasmesso dalla radio, conteneva la risposta alla rottura da parte della Germania del patto di non aggressione, firmato nel 1934 Fot. Archivio Digitale Nazionale (NAC)
Józef Beck, ministro degli Esteri della Repubblica di Polonia, al Parlamento – il 5 maggio 1939. Il suo discorso, trasmesso dalla radio, conteneva la risposta alla rottura da parte della Germania del patto di non aggressione, firmato nel 1934 Fot. Archivio Digitale Nazionale (NAC)

Hitler, ormai privo di speranze di assoggettarsi il vicino orientale senza l’impiego di armi, decide, il 3 aprile, di dare il via al piano “Fall Weiss” e invadere la Polonia e, durante il suo discorso al Reichstag (il 28 aprile), denuncia il patto di non aggressione firmato nel 1934. La risposta della parte polacca viene data il 5 maggio dal ministro Beck nel suo discorso al Parlamento che rifletteva le emozioni della stragrande parte di cittadini della II RP: “La pace è una cosa preziosa e bramata […] ma la pace, come ogni altra cosa nel mondo, ha il suo prezzo. C’è una sola cosa che nella vita dell’uomo, delle nazioni e degli stati è di valore inestimabile: l’onore”.

Hitler, tuttavia, ormai ben deciso a scatenare una guerra – tanto più dopo la firma, il 23 agosto 1939, a Mosca del patto di non aggressione sovietico-tedesco (il cosiddetto patto Ribbentrop-Molotov) il cui allegato segreto prevedeva la spartizione della Polonia – fissò la data dell’invasione della Polonia per il 26 agosto. L’accordo di aiuto reciproco tra Regno Unito e Polonia del 25 agosto non fece che rimandare l’attacco di qualche giorno.

L’Allegato al Patto di non aggressione tedesco-sovietico del 23 agosto 1939 (firmato dai ministri degli esteri di ambo gli stati –Joachim von Ribbentrop e Vjačeslav Molotov) che evidenzia le linee di demarcazione del nuovo assetto. Ol documento porta le firme di Stalin e di Ribbentrop.   Fonte: sito web pubblico http://www.1939.pl/przed-wybuchem-wojny/pakt-ribbentrop-molotov/index.html
L’Allegato al Patto di non aggressione tedesco-sovietico del 23 agosto 1939 (firmato dai ministri degli esteri di ambo gli stati –Joachim von Ribbentrop e Vjačeslav Molotov) che evidenzia le linee di demarcazione del nuovo assetto. Ol documento porta le firme di Stalin e di Ribbentrop.
Fonte: sito web pubblico: http://www.1939.pl/przed-wybuchem-wojny/pakt-ribbentrop-molotov/index.html